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Lavitola confessa l'attentato a Ranucci: gip respinge i domiciliari

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venerdì 14 agosto 2026

Lavitola confessa l'attentato a Ranucci: gip respinge i domiciliari

Valter Lavitola ha confessato di essere il mandante dell'attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci, sostenendo di aver agito per proteggere l'amico, ma il giudice di Roma ha respinto la richiesta di domiciliari definendo le sue dichiarazioni «fumose». In Italia continua lo scontro con la Germania sui migranti dublinanti. La Romania ha spento la sua unica centrale nucleare per la siccità del Danubio. Agli Europei di atletica Dariya Derkach conquista l'oro nel salto triplo, mentre Sara Curtis stabilisce un nuovo record mondiale nei 50 metri dorso. L'epidemia di Ebola in Congo si estende a una sesta provincia con oltre 2.100 morti.

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Buongiorno, è venerdì 14 agosto 2026 e la giornata si apre con una delle vicende più intricate della cronaca giudiziaria italiana, destinata a tenere banco anche nelle settimane a venire.

Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista, ha confessato di essere il mandante dell'attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report su Rai Tre. L'esplosione avvenne il 16 ottobre 2025 davanti all'abitazione del giornalista a Pomezia, vicino Roma. Lavitola sostiene di aver agito per il bene dell'amico, preoccupato da presunte minacce nei suoi confronti, e precisa di aver chiesto agli esecutori non un ordigno ma soltanto alcuni colpi di pistola contro il muro della villetta. Il giudice per le indagini preliminari di Roma ha però definito le sue dichiarazioni «fumose e prive di riscontro», ha ritenuto il movente «inverosimile» e ha respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla difesa, confermando la custodia in carcere. Secondo il Corriere della Sera, in Rai cresce intanto il timore per un danno reputazionale e per la possibile fuga degli investitori pubblicitari dal programma, mentre il comitato etico ha consegnato all'amministratore delegato Giampaolo Rossi la propria relazione sulla condotta del giornalista. Ranucci ha fatto sapere informalmente che non intende lasciare la trasmissione.

Restando in Italia, si acuisce lo scontro tra Roma e Berlino sui migranti. Il governo italiano ha comunicato alla Germania che i tre cosiddetti dublinanti che Berlino intendeva trasferire in Italia il 19 agosto sono arrivati in territorio tedesco prima del 12 giugno 2026, data di entrata in vigore del nuovo Patto europeo per la migrazione e l'asilo. Per questo, secondo il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, l'Italia non è tenuta a riaccoglierli. Il ministro ha anche annunciato che gli sbarchi in Italia sono calati del 55 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025 e i rimpatri hanno già raggiunto quota 5.300 nei primi mesi dell'anno.

Sulla siccità che colpisce l'Europa, una notizia rilevante arriva dalla Romania: il paese ha dovuto spegnere la sua unica centrale nucleare, quella di Cernavodă, a causa dei livelli record di magra del Danubio. I due reattori da 706 megawatt ciascuno fornivano circa il 20 per cento dell'elettricità romena e, secondo la direzione dell'impianto, un riavvio non è previsto nei prossimi dieci giorni. Coldiretti stima che i danni climatici all'agricoltura italiana legati alla siccità, alla grandine e agli incendi potrebbero superare i tre miliardi di euro.

Dagli Europei di atletica leggera a Birmingham arriva un'altra gioia azzurra. Dariya Derkach ha conquistato l'oro nel salto triplo con un balzo di 14 metri e 60 centimetri, nuovo record personale. È la terza medaglia d'oro dell'Italia in questi campionati, dopo Leonardo Fabbri nel getto del peso e Nadia Battocletti nei 5.000 metri. La nuotatrice Sara Curtis, invece, ha vinto ieri sera l'oro nei 50 metri dorso agli Europei di nuoto a Parigi con il tempo di 26,56 secondi, migliorando il record del mondo che lei stessa aveva stabilito il giorno prima.

Infine, sul fronte internazionale, l'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ha raggiunto una sesta provincia. Secondo il Guardian, il bilancio ufficiale supera i 2.100 morti su oltre 4.500 casi accertati, un ritmo quasi tre volte superiore a quello registrato nella peggiore epidemia mai documentata, quella del 2014-2016 in Africa occidentale. Non esistono ancora vaccini o trattamenti approvati per la variante Bundibugyo responsabile di questo focolaio.

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