Cinque notizie reali confezionate dall'intelligenza artificiale
Accordo USA-Danimarca sulla Groenlandia, deficit Italia ancora sopra il 3%

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mercoledì 23 settembre 2026

Accordo USA-Danimarca sulla Groenlandia, deficit Italia ancora sopra il 3%

Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia firmano un nuovo accordo di difesa che autorizza la costruzione di due basi militari americane sull'isola artica, aggiornando l'intesa del 1951. Da New York, Zelensky si dice pronto a una tregua energetica con la Russia. L'Unione Europea rimuove le sanzioni a due oligarchi russi, suscitando la dura reazione di Kiev. In Italia, il deficit 2025 resta al 3,1 per cento del PIL, impedendo l'uscita dalla procedura di infrazione UE, mentre Meloni presenta un disegno di legge sul tetto agli stranieri nelle classi e sul divieto del burqa a scuola. Riaperto in Arabia Saudita l'oleodotto Est-Ovest, chiuso dall'11 settembre dopo un attacco con droni.

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Tra le notizie di mercoledì 23 settembre 2026 spicca un'intesa storica nell'Artico e una serie di questioni interne che mettono alla prova il governo italiano.

Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno firmato martedì un nuovo accordo di difesa che autorizza Washington a costruire due basi militari sull'isola artica: una a Narsarsuaq, nel sud, e una a Mestersvig, sulla costa orientale. L'accordo aggiorna e sostituisce quello del 1951, garantisce libertà di movimento alle forze armate americane e stabilisce che nessun paese non appartenente alla NATO potrà avere strutture militari sull'isola. La sovranità danese e il diritto all'autodeterminazione della Groenlandia rimangono intatti: nessun territorio viene ceduto agli Stati Uniti. L'intesa prevede inoltre che, se la Groenlandia dovesse diventare indipendente, rimarrebbe nella NATO e recepirebbero i diritti e i doveri stabiliti nell'accordo. Il testo dovrà essere ratificato dal parlamento danese.

Dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York arriva anche la notizia di un possibile disgelo sul fronte ucraino: il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato di essere pronto a una tregua energetica con la Russia, a condizione che Mosca smetta di attaccare le infrastrutture energetiche ucraine. Zelensky, che ha descritto come «positivo e produttivo» il suo incontro con Donald Trump, ha detto che sia Washington sia Kiev vogliono vedere questa guerra finita prima dell'inverno, pur ammettendo di non conoscere la posizione di Mosca.

Sempre dall'Assemblea dell'ONU, l'Unione Europea è finita sotto accusa per aver deciso di rimuovere le sanzioni imposte a due oligarchi russi dopo l'invasione dell'Ucraina del 2022. La Francia aveva spinto per la cancellazione delle misure contro Alisher Usmanov, mentre il Lussemburgo aveva chiesto lo stesso per Mikhail Fridman. Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha definito la mossa «inaccettabile», affermando che Mosca ottiene «un senso di impunità e l'umiliazione dell'UE». La Lettonia, che inizialmente si era opposta, ha accettato un compromesso che prevede il prolungamento di tre anni delle sanzioni a quasi tremila altri individui ed entità.

In Italia, il governo Meloni si trova al centro di un doppio fronte. Sul piano dei conti pubblici, il deficit 2025 è stato confermato al 3,1 per cento del PIL, impedendo all'Italia di uscire dalla procedura di infrazione europea per deficit eccessivo: l'obiettivo è mancato per oltre 2 miliardi di euro. Il ministro dell'Economia Giorgetti presenterà la manovra in Parlamento tra un mese. Sul piano scolastico, la premier ha annunciato un disegno di legge che fisserebbe al 30 per cento il tetto di studenti stranieri che non parlano italiano nelle classi e vieterebbe il burqa nelle scuole. Per rispondere alle critiche, Meloni ha ricordato che lo stesso presidente Mattarella, da ministro dell'Istruzione nel 1990, aveva redatto circolari che raccomandavano di non concentrare alunni stranieri nella stessa classe. Dal Quirinale non giungono giudizi di merito, ma emerge la richiesta che norme così importanti siano «ben ponderate» e rispettino pienamente il diritto allo studio sancito dalla Costituzione.

Infine, dall'Arabia Saudita arriva una notizia rilevante per i mercati energetici: l'oleodotto Est-Ovest, lungo circa 1.200 chilometri, è stato riaperto dopo essere rimasto chiuso dall'11 settembre a causa di un attacco con droni attribuito a milizie filoiraniane dell'Iraq. Una prima petroliera è stata rifornita già martedì sera. La portata attuale è ridotta rispetto al massimo di 7 milioni di barili al giorno, e per recuperare la piena funzionalità serviranno ancora circa 6 settimane. Dopo la notizia della riapertura, il prezzo del petrolio è sceso a 97 dollari al barile, la quotazione più bassa dall'8 settembre.

A domani con FiveNews.

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