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giovedì 23 luglio 2026
Accordo nucleare USA-Arabia Saudita: allarme proliferazione in Medio Oriente
Firmato un accordo storico di cooperazione nucleare civile tra Stati Uniti e Arabia Saudita: per la prima volta Washington potrebbe consentire a un paese straniero di arricchire uranio sul proprio suolo, scatenando allarme tra gli esperti di non proliferazione e in Israele. Nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz la tensione militare tra Stati Uniti e Iran non si allenta: dodicesima notte consecutiva di attacchi americani e petroliere saudite colpite dagli Houthi. In Ucraina Zelensky sostituisce il comandante in capo Syrskyi con il generale Drapatyi. In Francia oltre cinquemila settecento morti in eccesso durante l'ondata di caldo di giugno. In Italia proseguono le indagini sulla morte di Abderrahim Fakir a Bologna.
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Buongiorno, è giovedì 23 luglio 2026 e al centro della scena internazionale vi è un accordo che potrebbe riscrivere gli equilibri geopolitici del Medio Oriente.
Gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita hanno firmato un trattato storico di cooperazione nucleare civile che, secondo fonti governative americane, aprirà al regno saudita la possibilità di sviluppare un programma nucleare proprio, con il potenziale coinvolgimento di aziende statunitensi nella costruzione di impianti di arricchimento dell'uranio sul suolo saudita. Il Dipartimento dell'Energia americano lo ha descritto come un accordo capace di gettare «le basi legali per un partenariato della durata di decenni e del valore di miliardi di dollari». Gli esperti, però, sollevano dubbi: gli Stati Uniti non hanno mai permesso a un altro paese di arricchire uranio in autonomia sul proprio territorio, e questa sarebbe una prima assoluta. Secondo la BBC, l'accordo non includerebbe il cosiddetto Gold Standard, il vincolo che impedisce l'arricchimento dell'uranio e il riprocessamento del combustibile esaurito. Efraim Inbar, presidente del Jerusalem Institute for Strategy and Security, ha dichiarato al Foglio che, se l'Arabia Saudita acquisirà capacità di arricchimento, seguirà inevitabilmente il percorso verso la bomba. Un Medio Oriente con più attori nucleari, ha avvertito, rappresenta un incubo strategico per Israele e per l'Occidente. L'accordo sarà ora sottoposto al Congresso per la ratifica.
Mentre a Washington si firmano intese strategiche, nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz la tensione militare non si allenta. Nella sua dodicesima notte consecutiva di attacchi contro l'Iran, il Comando Centrale americano ha colpito obiettivi militari iraniani, tra cui depositi di missili e droni e siti di sorveglianza costiera. L'Iran ha risposto con attacchi verso Giordania, Kuwait e Bahrain, paesi che hanno segnalato minacce aeree nei loro cieli. In parallelo, i ribelli Houthi dello Yemen hanno colpito con droni e missili due petroliere saudite nel Mar Rosso, la Encelia e la Layla, rivendicando l'azione come parte del loro blocco marittimo contro l'Arabia Saudita. L'agenzia di stampa saudita ha confermato che la Encelia è stata colpita mentre navigava nel Mar Rosso, causando un incendio a prua, senza vittime tra l'equipaggio. I negoziati di pace tra Washington e Teheran, avviati con un Memorandum d'Intesa a giugno, risultano secondo la BBC sostanzialmente arenati.
Passando all'Ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky ha rimosso il comandante in capo dell'esercito, Oleksandr Syrskyi, sostituendolo con il generale Mykhailo Drapatyi, 43 anni. La mossa segue di pochi giorni la controversa destituzione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, che aveva scatenato sei giorni di proteste di piazza. Drapatyi, generale considerato innovativo e vicino alla truppa, è noto per aver assunto la responsabilità personale di una tragedia avvenuta nel 2024, quando un missile russo aveva colpito un campo di addestramento uccidendo dodici soldati. Zelensky ha affidato a lui e al ministro della Difesa in carica il compito di elaborare una nuova strategia difensiva che affronti la riforma del sistema dei corpi militari, la fornitura di armamenti e l'uso dei droni.
In Francia, secondo quanto comunicato dall'agenzia sanitaria nazionale e riportato dal Guardian, l'ondata di calore del giugno scorso ha causato cinquemilasettecento sessantaquattro morti in eccesso tra il 17 giugno e il 2 luglio, con un tasso di mortalità in eccesso del 36 per cento. Oltre la metà dei decessi si è concentrata in soli tre giorni, tra il 25 e il 27 giugno, e circa due terzi hanno riguardato persone con più di settantacinque anni. Il dato supera il totale dei morti in eccesso registrati in tutta l'estate francese dell'anno precedente. Intanto in Spagna continuano a bruciare gli incendi: quello nella regione di Guadalajara, a nord di Madrid, ha devastato circa trentaduemila ettari di territorio.
In Italia, tiene banco il caso della morte di Abderrahim Fakir, il quarantaduenne di origini marocchine deceduto domenica 19 luglio al quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento di contenimento da parte di due agenti di polizia. Nuovi elementi emergono ogni giorno: secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i poliziotti avevano chiesto al 118 l'invio di un medico, specificando che si trattava di una persona in crisi psichica, ma dalla centrale era stato risposto che l'automedica non era disponibile. Il medico rianimatore sarebbe arrivato tre quarti d'ora dopo la prima telefonata, constatando il decesso. L'inchiesta per omicidio colposo è in corso e i nomi dei due agenti e dei quattro soccorritori della Croce Rossa sono annotati preliminarmente nel fascicolo, senza che risultino formalmente indagati.
A domani con FiveNews.
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